Canson antiga - prima parte

Canson antiga - seconda parte

Raccolta di poesie in dialetto composte tra il 1981 e 1987 e pubblicate nel marzo ’89 assieme ad una raccolta di traduzioni in dialetto di autori latini, “Musa latinn-a”. L’introduzione è di Marco Delpino.

“UNA DELICATA MELODIA CHE ENTRA NEL PROFONDO DELL'ANIMA

Prima che l'avvento della televisione cambiasse in modo sostanziale i costumi della gente, soprattutto quella di provincia, in autunno o meglio ancora nel periodo invernale c'era nelle famiglie l'usanza di riunirsi, alla sera, attorno al focolare domestico ad ascoltare dalla voce degli anziani il racconto di fatti ed avvenimenti del passato. In questo modo le storie e le leggende si tramandavano di generazione in generazione.

Ricordo d'aver vissuto anch'io, in un brevissimo arco della mia fanciullezza (nella seconda metà degli anni Cinquanta) questa affascinante ed irripetibile esperienza. E penso perciò, con gioia mista a commozione, a quelle ore passate in compagnia della vecchia nonna accanto al «ronfò» (l'antica stufa a legna che c'era in quasi tutte le case di Liguria) a godere, felicemente estasiato, di quelle favole, filastrocche, poesie e proverbi detti o recitati nel dialetto di questa terra di Liguria che, per me come per moltissimi altri, è stata la lingua madre.

Poi il tempo mutò il corso degli eventi e, come solitamente accade, pari al vento, spazzò quelle liete e spensierate ore della fanciullezza, portando, è vero, con sé altri momenti felici o meno ma lasciando il ricordo di un qualcosa di ineguagliabile.

Oggi, trent'anni dopo, l'epoca in cui viviamo sembra farci dimenticare le buone tradizioni dei nostri padri e dei nostri nonni; lo stesso dialetto dicono che sia una forma espressiva destinata all'archivio della Storia. Ma il ricordo di quelle scene di semplicità conserva inalterato il fascino e riaffiora ogni qualvolta mi capitadi parlare o di ascoltare o leggere brani o poesie scritte in questa nostra lingua.

Per questo, nel presentare la raccolta del prof. Carlo Costa, sottoscrivo innanzi tutto il titolo che l'Autore ha voluto dare al libro: «Canson antiga». Perché antica? Perché, attraverso la lettura dell'opera traspare quel mondo che forse non sembra ancora del tutto scomparso.

È, quello di Costa, un mondo che ci coinvolge con la sua forte carica emotiva, che ci riporta alle nostre origini, ad una natura ancora fresca e rigenerante, vista attraverso gli occhi di un poeta che fa parlare soprattutto il cuore e che parla al cuore di chi l'ascolta.

Carlo Costa, che prima di essere un poeta dialettale è soprattutto un attento e profondo conoscitore dei classici latini e greci ed è stato per anni docente di lettere e storia, si è avvicinato al «dialetto scritto» soltanto in epoca abbastanza recente, non più di otto anni fa.

Ebbi modo di conoscere questo poeta agli esordi del suo scrivere in vernacolo ligure. Anzi, debbo aggiungere che forse la molla che lo spinse a continuare fu l'affermazione ottenuta nel maggio 1982 al Premio Letterario «Santa Margherita Ligure» patrocinato dall'associazione culturale da me diretta.

Costa esordì con una poesia toccante e sincera: «A stradda». Vinse quella edizione (per la sezione dialettale) e qualche mese dopo diede alle stampe il suo primo libro in vernacolo. Il titolo non poteva essere che lo stesso della poesia vincitrice. Fu questa la «strada» che lo convinse a pubblicare il materiale che aveva accumulato nel corso degli anni.

Carlo Costa è dunque un autore preparato, di vasta cultura e di profondo pensiero, ma al tempo stesso sa essere poeta semplice, di fresca ispirazione, sentimentale, umano, ricco di un lirismo che affascina.

Non si può dunque dar torto al giornalista Renato Lagomarsino il quale, in una lettera all'Autore (che ho avuto modo di leggere), ha scritto di essere andato «alla scoperta delle espressioni con cui Costa è riuscito a dare corpo ai sentimenti utilizzando mirabilmente, ma anche con semplicità, la nostra lingua di casa».

Non sono questi elogi di circostanza, sono, al contrario, piacevoli sensazioni che si provano centellinando verso per verso e gustando così il sapore di una metrica pulita e perfetta, di una corretta grafia e di una nobiltà di pensiero.

Il libro che presentiamo è strutturato in due parti; anzi, potremmo dire addirittura in tre: «Canson antiga», che raccoglie le poesie del cuore dà origine al titolo del volume; «versi d'öcaxon», che comprende poesie impropriamente chiamate «occasionali», e «Músa latinn-a», in cui Costa si sbizzarisce nella difficile ma riuscitissima impresa di traduzione dal latino al genovese di alcuni carmi di Catullo e Ovidio, di alcune Odi di Orazio, di alcune Elegie di Tibullo e di Properzio.

Trattandosi di un libro che richiama una «canzone antica», nel condividere un giudizio dato dalla scrittrice Gina Lagorio secondo la quale nelle sue opere Carlo Costa mette «gusto, divertimento, senso del tempo, esprit de finesse per fortuna vivo non solo quando si avvolge in tuniche e pepli», posso aggiungere che le sue poesie somigliano ad un pentagramma musicale, dove ogni parola ha le note di una melodia sottile, delicata, che entra nel profondo dell'anima."