Comme l'ochin - parte 1

Comme l'ochin - parte 2

Raccolta di poesie in dialetto composte tra il 1985 e 1990, pubblicata nel gennaio 1994 con l’inserimento di una prima versione di due scene di Arpagon, traduzione in genovese dell’”Avaro” di Moliere. L’introduzione è di Renato Lagomarsino (San Colombano 10 Febbraio 1993):

Caro Carlo,

nell'88, quando mi inviasti il tuo primo volume di poesie, "A stradda", ebbi l'invidiabile fortuna di scoprire, contemporaneamente, l'uomo, il poeta e l'amico: l'uomo, il concittadino, essendo tu nato nel mio stesso Comune (cosa che fino allora ignoravo); il poeta, in quanto la qualifica di poeta ben si addice a chi, come te, non solamente sa esprimersi in versi ma con i versi sa suscitare emozioni e sentimenti; l'amico, perché, accomunati dalla stessa origine, ci siamo più volte sentiti solidali nei riguardi del piccolo mondo della nostra vallata.

Non più tardi di un anno dopo, un altro volume mi giunse, "Canson antiga", e ancora, leggendolo, mi si ripresentarono le stesse sensazioni che già avevo provato col primo.

Ora ecco il terzo, del quale mi hai concesso la lettura in anteprima, chiedendomi di presentarlo ai lettori. Non mi posso sottrarre all'amichevole tua richiesta, pur se ho fondati dubbi di saper fare cosa degna. Mi limito, pertanto, ad esprimere qualche impressione senza addentrarmi nel particolare, anche per non togliere a nessuno il gusto di leggere e il piacere di scoprire.

Intanto il titolo della raccolta: "Gomme l'öchin": il gabbiano, che ora sfiora l'onda in cerca di cibo, ora si libra alto nel cielo con le ali tese a sfidare il vento.

Tu, Poeta - ed è il concetto introduttivo della raccolta - sei simile all' “öchin”: posi solitario sullo scoglio a scrutare il mare della vita e ti innalzi quando sentimento ed estro ti ispirano, per svelarci col canto le infinite cose che dall'alto del tuo volo puoi vedere. Anche tu, come il saggio gabbiano Jonathan Livingstone, osservi e racconti, giudichi e consigli. E lo fai con parole semplici e misurate, intelligibili e assennate.

Dici la verità senza gridarla, mostrando semplicità e garbo, e quella saggia filosofia che ti viene dall'esperienza e dall'età.

Mi hanno colpito, leggendo i tuoi versi, le considerazioni amare e il malinconico sperare, la nostalgia del passato e i disinganni del presente; ma pure le immagini delicate e le visioni serene. E poi le testimonianze d'amore perla terra natia e la carica degli affetti familiari e quella fine, benevola ironia (gran dote è questa) che ti permette di rivolgerti persino al buon Dio con intima confidenza.

Ma oltre al sentimento c'è profondità di pensiero, caro Carlo, nella tua poesia. C'è il pianto delle cose, la fugacità del tempo, l'attesa rassegnata della fine, la visione dell'eterno, il senso del divino nella consapevolezza della vanità delle cose terrene.

I critici, che di queste cose s'intendono più di me, hanno scritto (e m'è parso bene riportare qui sotto alcuni dei più autorevoli e significativi giudizi) della tua preparazione classica, della fedeltà alle forme metriche tradizionali, dell'impeccabile fattura del verso, di coincidenze tematiche e accostamenti varia famosi poeti.

Sono orgoglioso, come tuo conterraneo, di sentir giudizi così lusinghieri sul tuo conto. Però vorrei sommessamente aggiungere anche il mio pensiero. Ho trovato nei tuoi libri tanta saggezza e la capacità di saperne far partecipi gli altri. E quando, quasi con rispettoso rimprovero (se no giastemmo e no domando troppo) rivolgi a Dio l'eterna domanda "che cos'è la Vita", sai bene che creazione significa materia e tempo.

Anche se breve la vita è quella che tu vivi ed hai vissuto, fatta di gioie e d'amarezze, di speranza e di delusioni, da ottimo padre di famiglia, da uomo di lettere, da educatore; e ora - ma perché hai cominciato così tardi? - anche da poeta, che è privilegio di pochi.

Non vorrei dire altro. Tuttavia mi piace far sapere ai lettori che tu, nato tra questi monti e vissuto al mare, sei ora tornato quassù per far rivivere e venerare le antiche pietre della casa avita scolpendovi parole d'amore. Mi ha colpito, tra gli altri, un verso ispirato da Ovidio, un motto che tutti dovremmo fare nostro e lasciare in testimonianza ai figli: "Parva quidem maneat sed sine labe domus", rimanga pur modesta questa casa ma senza macchia.

Perdonami, Carlo, per quant'altro non ti ho saputo dire.

Giudizi critici.

Da un cenno epistolare del compianto Alberto Chiari, insigne italianista già Rettore della Cattolica di Milano.

«…ho ricevuto proprio ieri le Sue poesie in dialetto, con la sua traduzione in italiano... Bravo! Grazie!Mi paiono cose belle. Forse, perché "anche" si  adattano al mio tramonto? Non so. Leggerò, rileggerò piano, nell'una e nell'altra lingua. Tengo il libro sul tavolo, a portata di mano e d'occhio... "

Alberto Chiari (Firenze, 1982)

 

Da "Libri di Liguria" - a cura dell'Associazione "Amici di Peagna"

"Carlo Costa offre il meglio della sua produzione con un dialetto che si ricollega ad un modo classico di vedere e sentire le cose, con una maturità quasi oraziana.

... nella traduzione dialettale di testi latini (da Catullo a Orazio) riesce a dimostrare le possibilità espressive del dialetto in temi di notevole impostazione filosofica. Le voci più genuine si rifanno comunque al richiamo della terra natia, alle relazioni umane, al senso di una vita capace di cogliere nello spettacolo quotidiano, sempre nuove occasioni di gioia e di forza... Il sonetto nelle mani di Costasi arricchisce ad assume una risonanza nuova.

F. Galles - G. Delfino (Ceriale, 1990)

 

Da: "Letteratura genovese e figure" - il Novecento - vol. 6° Editrice Marietti.

"La poesia del chiavarese Carlo Costa (San Colombano Certenoli, 1919) presenta ... alcune coincidenze tematiche con Gismondi, col quale condivide la solida preparazione classica (testimoniata tra l'altro, dalle ottime traduzioni da Catullo,

Tibullo, Properzio, Orazio ed Ovidio inserite nelle sue raccolte) e la fedeltà alle forme metriche tradizionali, di cui si serve con levigata eleganza. Anche le tematiche risentono ... di questa impostazione, riflettendo una naturale aspirazione alla serenità degli affetti familiari e alla vita ritirata... A contraddire questa attitudine sono soprattutto le inquietudini esistenziali del poeta, legate ai temi della vecchiaia e della morte, rese ... con misurata compostezza e mitigate sia dalla maturità con cui Costa fa propria la filosofia dei poeti prediletti, sia da una vena cristiana che ... si orienta verso forme di vera e propria preghiera".

Fiorenzo Toso (Genova 1991)