Grammatica genovese

 
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  La prima edizione è stata pubblicata nel 1993, seguita da una ristampa, quindi nel 1996 è uscita la seconda edizione.  L’introduzione è di Marco Delpino.  
   
 

“Il risorgere delle lingue regionali e del dialetto in genere, questo loro rifiorire non più tanto ai margini della letteratura nazionale, è fenomeno culturale da qualche tempo impostosi all'attenzione della più impegnata e aggiornata critica letteraria.

Al di fuori dalle mode, in un mondo di stereotipato, stucchevole manierismo espressivo, cultura e gusto stan prendendo a poco a poco posizione a favore della parlata regionale, custode di valori sempre più rari e desueti.

Si assiste oggi - dopo anni di relegazione se non di persecuzione - ad un ritorno sempre meno timido del dialetto pure nella vita di ogni giorno quale mezzo di comunicazione vivo, espressivo, adatto ad essere recepito in un ambiente che più non se ne vergogna. Manifestazioni, sagre, insegne, toponomastica, calendari, culinaria: iniziative che spuntano qua e là a conforto di chi da sempre ha cercato di mantenere vive tradizioni e cultura con scritti, periodici, associazioni, premi letterari, spettacoli teatrali, studi. Una maggiore presa di coscienza nell'ambito familiare, un programmato inserimento nel mondo della scuola dovranno essere i presupposti indispensabili ad una seria opera di difesa di tali valori.

E quale strumento più idoneo a tal fine di una grammatica?

Quando poi si consideri l'importanza del Genovese sotto il profilo storico-letterario e l' influsso esercitato sulla lingua, non potrà non essere di grande interesse ed utilità ogni opera che valga a porlo all'attenzione sul piano nazionale.

Ma quella che ci onoriamo di presentare trae la sua importanza non tanto da motivi di tutela e d'inserimento quanto da ragioni prettamente linguistiche: l'estrema necessità di soluzioni, non più differibili, a taluni problemi, soprattutto a quelli di una moderna grafia indecifrabile dai non addetti e improponibile ai fini di cui sopra. Assume in talune parti aspetto di vero e proprio studio, in altre è interessante testimonianza di vitae costumi, per cui la definizione di grammatica ci pare alquanto riduttiva. Ad ogni modo - dato non del tutto trascurabile - è la prima, per completezza e organicità, che possa dirsi tale in tutta la storia della letteratura genovese.”