Lesbia, Delia, Cinzia, Lalage, Corinna

Si tratta di una antologia di poeti, terminata nell’aprile del 1998. Lo stesso autore così introduce l’opera:

“Un’antologia di poeti latini. Perché?

Quando -tanto tempo fa- una sciagurata riforma scolastica eliminò, di fatto, il Latino dalla Scuola Media, il mondo della scuola ne rimase colpito e sconvolto.

A quel tempo, in materia d’insegnamento, m’ero già fatta un’esperienza quasi ventennale. Mi ero reso conto che il Latino costituiva un serio problema e non di rado provocava traumi, se non veri e propri drammi in seno a famiglie. Ragazzi che facevano benino nelle altre materie non riuscivano proprio a superare l’ostacolo rappresentato da declinazioni, coniugazioni e costruzioni sintattiche.

L’insegnamento obbligatorio del Latino era un errore. Che senso aveva il Latino per chi non proseguiva poi negli studi o sceglieva studi che non lo prevedevano? Il Latino doveva esser materia facoltativa. Urgeva una riforma

E la riforma arrivò. Ci volle del tempo, ma arrivò.

E fu la fine del Latino.

            Infatti il programma della Scuola Media prevedeva l’intera morfologia latina, le principali regole di sintassi, non escluse nozioni di metrica, e la familiarità con Eutropio, Cornelio Nepote, Fedro, Cesare, Tibullo, Ovidio ed altri ancora, in una scelta di passi, rispettosa dei problemi dell’adolescenza. La riforma privava di fatto i giovani, le future generazioni, di solide basi, indispensabili allo studio  di quella lingua di cui la nostra non è che la moderna espressione.

Non era certo pensabile infatti svolgere tutto quel programma nelle superiori la cui riforma, tra l’altro, era -e rimase- di là da venire.

Fu allora che mi venne l’idea di tentar di far conoscere, almeno in lingua italiana, qualcosa di quel mondo che andava perduto. Scelsi i poeti, non solo come i più idonei per una piacevole lettura ma come i più sensibili interpreti dei valori di tale mondo, tanto lontano e pur così vicino alla nostra cultura

Ecco il perché di questo lavoro. Un motivo che può apparire, oggi, -e forse è- ingenuo e superato, in una scuola in continua ricerca di se stessa in una società in continuo movimento. Un motivo però dettato dall’amore per i giovani e per quella cultura classica alla quale prima o poi bisognerà tornare.”