Esilio

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Tristia

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Lavoro impegnativo, terminato nel 1997 e raccolto in due fascicoli. La presentazione è stata curata da Giovanni Carosini.

“I Tristia non hanno quasi mai goduto nel giudizio dei critici, tranne qualche eccezione, di soverchia fortuna.

Per la verità il primo severo giudice fu Ovidio stesso, il quale, dopo aver sperato immortalità da Metamorfosi e Fasti, amava dall'esilio definirsi "tenerorum lusor amorum" dimostrando di privilegiare quelle opere che tanta fama e popolarità gli avevano procurato.

Ma alla freschezza, alla spontaneità della produzione giovanile, alla ricchezza, al fascino del meraviglioso delle Metamorfosi, subentra, nelle opere dell'esilio, accanto a una certa stanchezza formale, quella sensibilità, quella finezza del sentire, proprie dell'età matura, più vive e più intense man mano che l'uomo sa di vita, e di dolore.

Nessuna delle opere di Ovidio sa parlare al cuore come i Tristia e ritrarre tanto fedelmente l'immagine del Poeta, visto nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle sue speranze. Non si conosce Ovidio se non si conoscono i Tristia.

Il libro che l'Autore ci propone è frutto di un complesso e appassionato lavoro su testo, traduzione e studi sulla relegazione.

Premesso che i Tristia sono trai più corrotti testi della latinità, il Costa ha operato una meticolosa scelta delle più attendibili varianti di codici e manoscritti attraverso le principali edizioni critiche, non accogliendo letture o proposte là dove i codici gli son parsi sufficientemente chiari: la qual cosa gli ha permesso di sanare quell'ultimo passo che tutte le moderne edizioni danno per corrotto e indecifrabile.

La traduzione è stata concepita e voluta in versione poetica, al fine di una maggiore aderenza e fedeltà al testo, per le possibilità d'immagine, d'espressione, di ritmo e di colore che la poesia offre. Tale tipo di versione -che per la verità non gode oggi di eccessive simpatie editoriali- permette di potersi servire di quelle figure poetiche che la rendono più vicina allo stile e perciò al Poeta: un'interprete fedele, quale la più corretta delle traduzioni in prosa non potrà mai essere. In particolare quella del Costa, resa in versi di classica fattura, assume un valore autonomo che va oltre l'opera di traduzione.

L'Autore ci propone, oltre a "tempi"', "vita e opere ". "cronologia" , “fonti ", "giudizi critici" e altro ancora, interessanti ed esaustivi studi su "data della partenza" e "destinatari". Conduce inoltre un'esauriente lucida indagine su talune questioni controverse riguardanti il viaggio dell'esilio di Ovidio.

Ma quello che dal punto di vista degli studi ovidiani indubbiamente costituisce il fatto di maggior rilievo è l'aver, con tutta probabilità, portato a soluzione l'appassionante questione della "vera" colpa di Ovidio: questione che da sempre ha affascinato gli studiosi e suscitato le più disparate ipotesi.

La soluzione vien fuori da sé, a poco a poco, per gradi, attraverso l'accostamento di tutti i passi dei Tristia e delle lettere "ex Ponto"riguardanti il famoso "error", esaminati nel loro ordine cronologico senza preconcetto alcuno da parte dell'Autore: passi che ora ammettono, ora escludono questa o quella congettura, dal confronto dei quali una sola in ultimo chiaramente sopravvive.

Un semplice metodo, applicato con tutta umiltà ma sorprendente nei suoi effetti, una felice intuizione -direi che dovrebbe aver posto fine alla secolare dibattuta questione.

Tra le altre questioni affrontate merita la nostra attenzione, sia per l'interesse che riveste, sia per l'evidente partecipazione affettiva del Costa, la chiara dimostrazione, attraverso numerosi passi dei Tristia, del comportamento non privo di dignità e di fierezza di Ovidio nei confronti di Augusto.

Numerose esaurienti note, puntuali, precise citazioni nel testo e negli studi, una vasta bibliografia, un accurato indice di nomi completano e arricchiscono questo interessante lavoro.”

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